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‘Viaggiare con la parola’ propone un’esplorazione all’interno dei generi della letteratura e del giornalismo di viaggio che si estende fino ad abbracciare l’attività editoriale maggiormente legata al settore turistico. Nasce da un’iniziativa del gruppo di studiosi che aderiscono al Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale «Il linguaggio della comunicazione turistica spagnolo-italiano. Aspetti lessicali, pragmatici e interculturali», con il coordinamento scientifico della Prof.ssa Maria Vittoria Calvi (Università di Milano). Si avvale inoltre della collaborazione del comitato organizzatore di MontagnaLibri, l’appuntamento letterario che ha luogo nelle stesse date e che è parte del programma del concomitante Trento Film Festival (21 aprile-3 maggio 2009). I libri e il giornalismo di viaggio perseguono un obiettivo informativo: descrivere e fornire notizie di luoghi potenzialmente sconosciuti ai loro lettori, mettendo in evidenza le caratteristiche che meglio sintetizzano la particolarità geografica dell’area in oggetto e la peculiarità della cultura dei suoi abitanti. Si tratta di testi che ricorrono soprattutto a un linguaggio verbale, sebbene, fin dalla diffusione dei primi resoconti di viaggio, si sia fatto uso di illustrazioni nei codici e successivamente di incisioni, che consentivano al lettore di avere un’immagine di riferimento del mondo che l’autore descriveva. E’ questa caratteristica formale ad aver favorito la consolidazione di una tradizione editoriale e ad aver portato i materiali grafici paratestuali addirittura a imporsi come elemento centrale nelle pubblicazioni periodiche specializzate e multimediali dei nostri giorni. Ciononostante, la parola continua ad essere il principale veicolo grazie al quale i lettori viaggiano verso mondi possibili. Per mezzo della parola, l’autore traduce stimoli eminentemente visuali e comunica ai destinatari del testo la sua percezione di quell’universo a sé. Si tratta di una narrazione profondamente personale, spesso non scevra dei pregiudizi con cui l’autore si è mosso in quel paesaggio nuovo in cui si sente estraneo, a prescindere dal proposito - commerciale, scientifico o di pura evasione - che lo ha indotto ad intraprendere il viaggio. La necessità di indagare un microcosmo sociale con cui il viaggiatore è entrato in relazione, fa sì che dalla sua descrizione filtrino valutazioni cariche di soggettività, evocatrici di un universo sentimentale irriproducibile. E di tutto ciò resta inevitabilmente una traccia nella rappresentazione verbale del mondo. |
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| CTM 2009 |